Prove

Censimento Istat: passo avanti o falsa illusione?

Il Censimento Istat è uno degli argomenti più “caldi” per la comunità Lgbtqi e su Facebook, in altri siti vengono anche proposte guide per la compilazione dei moduli, ad esempio il Gruppo “Fai contare il tuo amore” Fai contare il tuo amoredà precise indicazioni: «Le coppie gay questa volta potranno al capitolo del questionario “Notizie anagrafiche”, nella parte che riguarda “Relazione di parentela o di convivenza con l’intestatario del Foglio di famiglia”, barrare la risposta “convivente in coppia con l’intestatario. In questo modo l’Istat potrà contare le coppie lgbt italiane senza però violare la privacy di nessuno».
Paola Concia, deputata del Pd, ha registrato un video nel quale incita le coppie dello stesso sesso a partecipare e manifestarsi nel censimento.

Ma tutto questo interesse è giustificato oppure si tratta della solita carotina data per evitare che il dibattito si concentri su temi più spinosi, quali ad esempio  i diritti negati alle persone Lgbtqi?
A mio parere c’è una gran confusione e sicuramente le dichiarazioni del Presidente dell’Istat non contribuiscono a far chiarezza «Nel questionario del Censimento generale della popolazione non c’è alcuna valutazione delle scelte sessuali né delle coppie omosessuali. Enriico GiovaninniniLe regole internazionali impongono questo tipo di rilevazione solo dove le norme nazionali prevedono questo tipo di unione». Enrico Giovannini ha anche dichiarato quanto segue: « Nel precedente censimento, quello del 2001 c’era stata confusione tra chi aveva dichiarato una convivenza anagrafica e chi si era classificato in modo non chiaro. Ora invece c’è una chiara indicazione su come compilare il questionario».

Ma se in Italia non sono riconosciute le coppie omosessuali, come saranno censite tali unioni? Nonostante le affermazioni del presidente di Istat, tale censimento non potrebbe essere un modo subdolo per “schedare” le persone Lgbtqi? E se le persone per paura di essere schedate non rispondessero? Alla fine non si potrebbe rivelare un’arma a doppio taglio proprio per la Comunità?
Io mi sono posta tutti questi interrogativi e ho deciso di rivolgere le domande a esponenti della Comunità e a persone che seguono con interesse e partecipazione le nostre rivendicazioni.

UN’OCCASIONE DA NON PERDERE
Paolo Patanè

PAOLO PATANE’, presidente nazionale Arcigay, non ha dubbi sulla validità del censimento. «L’avere introdotto un quesito così limpido, oltre a restituirci il dato delle coppie di fatto nel nostro Paese, è rilevante proprio per l’assenza di distinzioni tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali. Questo riconoscimento del rilievo statistico è una conquista importante e in altri Paesi ha rappresentato la premessa al riconoscimento della dignità sociale e giuridica delle coppie delle stesso sesso. In Italia come in tutta l’Unione le coppie omosessuali ci sono e sono sempre più partecipi del bene comune attraverso i loro sentimenti, i loro progetti di vita e la loro stabilità».

Per CECILIA D’AVOS, co-presidente della Rete Genitori Rainbow l’opportunità offerta Cecilia d'Avosdal Censimento Istat e’ un’occasione da non perdere, altro che schedatura! «Per la prima volta abbiamo la possibilità di affermare con chiarezza che le tante coppie omosessuali che convivono non sono semplicemente …due amiche o due amici che coabitano per dividere le spese di casa, ma uomini e donne che hanno fatto una scelta d’amore. E’ anche una preziosa occasione per avere una dimensione numerica ufficiale, e questa potrà tradursi in “peso”, anche politico, a sostegno delle nostre battaglie».

Sulla stessa lunghezza d’onda SERGIO ROVASIO, Segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti. Sergio Rovasio«L’inserimento di quel quesito da parte dell’Istat per il nuovo censimento 2011 è una grande conquista che ha visto molte persone impegnate da diversi mesi, sia con l’Istat che con le Associazioni Lgbtqi. Sicuramente il Dottor Carlo D’Ippoliti, dell’Università La Sapienza di Roma ha svolto un ruolo chiave. Da alcuni mesi, infatti, siamo al lavoro con un gruppo di associazioni proprio per sensibilizzare le coppie gay conviventi a dichiararsi senza paura e con coraggio. Del resto la classe politica continua a far finta di niente sul tema del riconoscimento dei diritti alle coppie gay ed etero conviventi, per questo se le coppie uscissero tutte allo scoperto – e questa è un’occasione molto importante – potremmo almeno sperare in una presa di coscienza più decisa e meno titubante. Occorre che l’Italia su questi temi si metta al passo dell’Europa e dia meno credito alle gerarchie vaticane che hanno sempre da ridire sui temi che non le riguardano».

Tra i favorevoli si schiera anche PIERLUIGI MAZZOLI, figura storica della Pierluigi MazzoliComunità milanese. «L’Istat è uno strumento utile per la programmazione, ma anche, a ogni decade, per come fotografa lo stato di fatto della nostra società.  Proprio quest’aspetto è quello che offre maggiori spunti per delle riflessioni, sia serie che facete. Non c’entra nulla con la riservatezza: il sapere quante coppie omosessuali convivono in Italia, darà da una parte il segnale che esiste una realtà che certe leggi vorrebbero ignorare, dall’altra renderà ufficialmente visibile l’unione omosessuale, quindi visibile anche per le giovani leve».
«Ricordo – continua Mazzoli – che quando feci coming out in casa, i miei avevano l’idea che gli omosessuali cercassero rapporti a pagamento con eterosessuali, che li avrebbero poi uccisi per rapina. Questo per loro, e quindi per me, era l’unico modello conosciuto. Anche se i ragazzi oggi non sono così abituati alla consultazione delle statistiche, sarà sufficiente l’attenzione che verrà data da parte dei mezzi di comunicazione per avere ampia pubblicità anche fra i giovanissimi. Così vedranno che è possibile vivere in un altro modo, non solo nascosti e in solitudine. Purtroppo io e il mio compagno siamo in coppia chiusa da dieci anni, ma non siamo conviventi: invece ci avrebbe fatto molto piacere essere contati. Giusto per esserci».

PASSO AVANTI, MA FOTOGRAFIA DISTORTA

FABRIZIO MARRAZZO, Presidente GayCenter di Roma, Fabrizio Marrazzoesprime qualche perplessità: «penso che sarebbe efficace se effettivamente nel censimento si potesse parlare di coppie gay, ma l’Istat segue le normative vigenti, e negli attuali codici la parola gay non esiste. E’ un passo avanti comunque, che però darà una fotografia un po’ distorta della realtà delle famiglie italiane. Finché il legislatore non farà chiarezza sulle famiglie di fatto, saremo nell’ambito dell’approssimazione, e anche le indagini statistiche saranno piegate all’approssimazione. Ma siamo in Italia, mai disperare anche la matematica da noi potrebbe essere un’opinione!».

Anche per GUIDO ALLEGREZZA, esponente della Comunità romana e Responsabile diritti civili ed umani per SEL Lazio, è un passo avanti, seppur piccolo. «Mi sembra doveroso, da parte dell’Istat, prendere atto di una realtà che sta diventando sempre più rilevante in Italia come all’estero. E’ chiaro che molto Guido Allegrezzadipenderà da come i dati saranno elaborati e dall’atteggiamento delle persone omosessuali rispetto alla rilevazione. E’ importante che le coppie di persone omosessuali conviventi per ragioni affettive dichiarino la loro situazione».
Ma Allegrezza pensa anche a chi non rientra nelle solite definizioni: «Mi piacerebbe che il censimento potesse affrontare anche la questione della raccolta e del trattamento dei dati relativi alle persone che non si possono includere nelle caselle “M” o “F”. Parlo delle persone interessuali (o intersessuate), ovvero di quelle transgender e nello specifico di tutte quelle persone che non hanno ancora completato il percorso di cambiamento di sesso (o che per qualche ragione non lo completeranno). Penso che sarebbe utile avere una visione corretta della realtà e poter disegnare il ritratto della popolazione italiana usando non solo una matita nera, ma anche tutti i colori necessari ad avere una rappresentazione completa della situazione. E’ indubbio che tutto questo non ha solo implicazioni tecniche e statistiche, ma politiche. Quale che sia la rilevanza dei fenomeni, se il censimento li rileva, non si può più far finta che non esistano o che abbiamo dimensioni “troppo limitate” per essere tenuti in considerazione. Ricordiamoci che si parla dell’umanità quotidiana delle persone, dei loro diritti e delle loro storie».
Infine il Responsabile diritti civili ed umani per SEL Lazio auspica un buon utilizzo dei dati. «Considerando la normativa italiana sul trattamento dei dati e la serietà dell’Istat ed infine ricordando e sottolineando che i dati sono rigorosamente anonimi, non credo che ci sia alcun pericolo di “schedatura” delle persone Lgbtqi. Se i dati dell’Istat relativi al censimento della popolazione e delle abitazioni si potessero usare in modo amministrativamente efficace, si potrebbe pensare ad altri usi ben più efficaci ed equi, quali ad esempio l’individuazione dei soggetti che non dichiarano al fisco l’interezza dei redditi derivanti da immobili affittati».

DANIELA GIGLIO e FRANCESCO MIGLIO, Daniela Gigliouna coppia di amici solidali con le battaglie della comunità Lgbtqi, concordano sul passo avanti ma hanno idee diverse per quanto concerne la possibilità di “schedatura”.
«Ritengo sia un passo avanti – afferma Daniela Giglio – il riconoscimento di una realtà di fatto che non è più possibile disconoscere. Ma pensare che sia un modo subdolo per schedare le persone queer mi sembra un po’ dietrologico».Francesco Miglio
«Visto il paese in cui viviamo – ironizza Francesco Miglio – il desiderio di “schedare” non è del tutto da escludere, ma considerando il numero di persone coinvolte sicuramente non lo faranno. Però potrebbero utilizzare i dati per dedurre come si canalizzeranno i voti alle prossime elezioni».

SCHEDATURA? PASSO AVANTI? MA NON SCHERZIAMO!

Anche FILIPPO MESSINA,Filippo Messina fondatore della rivista autoprodotta di cultura Bear “WOOF!”,  e SALVATORE RIZZUTO ADELFIO, primo obiettore di coscienza italiano con la motivazione pubblica della sua omosessualità e titolare della libreria AltroQuando di Palermo, in coppia da molti anni, non temono schedature: «Ci siamo un po’ stancati di sentir parlare di “schedatura” delle persone Lgbtqi. Argomento in realtà già vecchio, e spesso proiettato sulla questione dei famosi registri per le unioni civili, da alcuni visti – appunto – più come un sistema di schedatura che altro. Viviamo un momento storico, relativo al marketing, la privacy e tutto, che rende questo timore a mio parere infondato. Se si volessero schedare le persone Lgbtqi, infatti, sarebbe molto più pratico attingere agli archivi di tante associazioni con personalità giuridica che tesserano i propri iscritti, ma anche club a fini ricreativi, siti Internet a tema, e così via. Quello della schedatura è un antico spauracchio, ormai logoro, ma che sembra fare ancora paura a molti. Eppure, se proprio si vuol essere complottisti, la schedatura degli individui (a prescindere dall’orientamento Lgbtqi) sarebbe oggi un cammino in discesa per una struttura organizzata. Soprattutto se viviamo in rete, ogni nostra scelta, preferenza e attitudine è registrata. Il censimento non aggiungerebbe nulla di nuovo da questo punto di vista».
Ma Messina e Rizzuto sono un po’ scettici per quanto riguarda il passo avanti. «Anche quello ci appare discretamente ingenuo. Salvatore Rizzuto AdelfioBen venga l’iniziativa dell’Istat, per carità. Un segnale di apertura che può avere una sua importanza mediatica, ma che non si discosta molto dall’istituzione formale e simbolica dei già citati registri per le unioni di fatto. Un simbolo per qualcuno, un termometro per altri, una realtà formale sommersa e ignorata per molti altri. La scelta dell’Istat di comprendere nel censimento 2011 le coppie omosessuali è forse segnale che presso alcune realtà tecniche il sentire comune inizia a cambiare. Ma non parleremmo comunque di fatidico “passo avanti”. Sono manifestazioni che dovrebbero lavorare su un immaginario collettivo e plasmarlo secondo sensibilità moderne adatte al nuovo millennio, ma restano purtroppo sommerse nella loro tecnicità. Poco comprese o ignorate anche da molti dei soggetti chiamati in causa. Pertanto riteniamo che un vero passo avanti, degno di questa definizione, potrà essere tale soltanto quanto (e se) verrà approvata una legge apprezzabile sull’argomento».

CONQUISTA E RISCHIO AL TEMPO STESSO

ANDREA MACCARRONE, esponente della Comunità romana,  pur soddisfatto evidenzia anche i rischi insiti nel censimento.
«Penso che sia un grosso passo avanti. Almeno le istituzioni statistiche hanno finalmente deciso di contare e studiare la realtà dell’Italia di oggi senza paraocchi o pregiudizi morali. In tutti i Paesi europei e occidentali il numero delle coppie conviventi non sposate, siano esse omosessuali o eterosessuali, è stimato in costante crescita e avere dati reali sul fenomeno non può che contribuire a valutarlo meglio e a dare indicazioni utili alla politica. Pensiamo a problemi abitativi, a questioni attinenti a salute e lavoro, alla mobilità territoriale, ai figli che nascono o vivono con genitori non sposati».
«Essere riusciti a inserire la possibilità di censirsi – sottolinea Maccarrone – come coppie conviventi (e non come semplici estranei coabitanti) anche per gli  omosessuali  è insieme una grande conquista e un rischio. È importante che non si nasconda più la testa sotto la sabbia dell’indifferenza, dell’ignoranza o di presupposti ideologici. È una conquista che le istituzioni scientifiche abbiano preso atto dell’esistenza di un fenomeno e lo vogliano considerare. Il rischio concreto di una consistente sottostima del fenomeno è insito nella novità (e scarsa conoscenza di questa nuova possibilità), nella varietà e complessità delle realtà coabitative di tante coppie (magari ciascuno dei due è ufficialmente residente altrove) e nella paura che potrebbero avere in tanti di essere schedati per le loro preferenze sessuali e/o per ragioni fiscali o burocratiche. Io ritengo che questi ultimi non siano rischi reali perché scopo dell’Istat è principalmente trattare i dati aggregati in forma statistica appunto e non certo andare a pescare ogni singola scheda. Tra l’altro già lo studio aggregato porta via mesi e anni ai ricercatori.
Infine Maccarrone lancia un appello alla responsabilità di tutti i conviventi «perché prendano questa come una vera, prima, importante occasione di visibilità collettiva e di far contare e pesare il loro amore anche nelle scelte e nelle politiche pubbliche. Finché si è invisibili è difficile essere presi sul serio in considerazione. In questo caso ciascuno di noi potrà dare il suo piccolo ma concreto contributo. Il prossimo treno passerà tra 10 anni (quando sarà il prossimo censimento) e non mi sembra il caso di aspettare tanto!».

Anche PAOLA TEGON, artista, amica e sostenitrice delle lotte delle persone Lgbtqi, esprime qualche perplessità.Paola Tegon
«Mi sono molto interrogata in questi giorni riguardo al Censimento Istat, la prima reazione è stata di piacere per il piccolo passo avanti, in seguito sono nati alcuni sospetti generati dalla mancanza di fiducia nelle Istituzioni del nostro Paese che mi induce a cercare sempre il lato negativo. Immagino che l’opzione “convivente in coppia con l’intestatario” riguardi sia le coppie dello stesso sesso che di sesso diverso, purché esse convivano insieme in “coppia”, quindi sembrerebbe un quesito atto a rilevare quante coppie convivono insieme al di fuori del matrimonio; se così fosse, si tratterebbe di una statistica per “fotografare” il tipo di famiglie esistenti in Italia. Il conteggio del numero di coppie conviventi, senza specificare il sesso dei componenti, non penso possa essere sufficiente all’analisi statistica, quindi suppongo che alla pubblicazione dei dati del censimento, verranno specificate le tipologie di convivenza – eterosessuale e omosessuale – e questo potrebbe costituire una sorta di “schedatura”».
«Sono convinta che le coppie omosessuali conviventi in Italia siano parecchie – continua Paola Tegon – e spero che i dati che usciranno dal Censimento lo confermeranno, favorendo così l’approvazione di una legge per le unioni di queste persone. Mi preoccupano un po’ le reazioni delle persone contrarie. Io vorrei vivere in un Paese dove i cittadini hanno tutti gli stessi diritti mentre in Italia non è stata nemmeno approvata una legge contro l’omofobia».
Marinella Zetti

SITOLOGIA:
Gruppo di F.B.  Fai contare il tuo amore
www.genitorirainbow.it
www.arcigay.it
www.certidiritti.it
http://www.gay.it/faicontareiltuoamore/index.php

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